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VILLA ADRIANA - LA MAESTOSA SALA DEI FILOSOFI

La Sala dei Filosofi è uno dei primi edifici che si incontrano visitando Villa Adriana

L’ingresso principale è sul lato nord ed aveva due grandi colonne che sono scomparse. Sul lato ovest vi è un altro ingresso con due scale gemelle che salivano dal doppio portico del Pecile. E infine sul lato est era un corridoio chiuso da un'ampia porta, che conduceva al Teatro Marittimo e all'area privata della Villa.

Quindi l'edificio era in una posizione intermedia fra la parte "pubblica" della Villa, cioè la grande piazza del Pecile e quella "privata", ovvero il Teatro Marittimo ed il Palazzo imperale.

La Sala dei Filosofi deve il suo nome attuale alle sette nicchie nell’abside, tante quante i Sette Sapienti. Erroneamente si è pensato per secoli che fosse una Biblioteca, e nelle sette nicchie vi fossero degli armadi o scaffali in legno dove custodire papiri e pergamene, ma non era così-

RICOSTRUZIONE CON AI

L'ipotesi è sabagliata perché le nicchie sono troppo alte da terra, m. 1,60, quindi scomode e di difficile accesso (con una scala a pioli?). Per provarlo è sufficiente un confronto con la piccola Biblioteca del Palazzo Imperiale sempre a Villa Adriana: lì le nicchie per gli armadi erano ad altezza d'uomo, comode ed accessibili.

Nelle sette nicchie della Sala dei Filosofi si vedono ancora le impronte delle lastre di marmo nella malta, e nessun segno di scaffalature, quindi erano destinate ad ospitare grandi statue, di cui però Pirro Ligorio non dice nulla.
Potrebbero essere quelle rinvenute dai Michilli nelle vicine Cento Camerelle fra le quali la statua di Flora, che oggi è nei Musei Capitolini di Roma. Oppure vi potevano essere statue dei membri della Casa imperiale.

La più antica descrizione di questo edificio risale al Cinquecento e si deve a Pirro Ligorio, il grande architetto e antiquario che per primo condusse scavi su larga scala a Villa Adriana, per conto del cardinale Ippolito II d’Este, Governatore di Tivoli.

VEDUTA ESTERNA?

Ligorio la chiamò «Tempio degli Stoici», e descrive la decorazione di cui trovò traccia durante i suoi scavi. 
Vi erano colonne in alabastro, che a suo dire vennero riutilizzate nelle chiese di Tivoli, e pavimenti in marmo, soprattutto in porfido rosso, la pietra imperiale per eccellenza  per via del suo color porpora. (Venne adoperata per i sarcofagi degli imperatori come Nerone e Adriano, di Costanza ed Elena, e per le statue dei Tetrarchi di Diocleziano).

Non è rimasto nulla di quei marmi, solo i fori per le grappe che fissavano le lastre del rivestimento alle pareti; il pavimento è interrato, ma è probabile che nella malta siano rimaste le impronte dell’opus sectile descritto da Ligorio.

Scartata l'ipotesi della Biblioteca,
la preziosa decorazione in porfido rosso, la presenza di statue, la maestosità dell’architettura fanno pensare che questa fosse una grandiosa Sala per le udienze, una Sala del Trono dove l'imperatore poteva ricevere personaggi importanti.

Il Teatro Marittimo era lì accanto: come sappiamo era la privatissima "villa nella Villa" di Adriano, e li separava una porta particolarmente grande e robusta. Tutelava la sicurezza e la privacy dell'imperatore, che però era lì vicino e in ogni momento poteva dare udienza.

VEDI: Marina De Franceschini, Villa Adriana. Mosaici, pavimenti, edifici. Roma 1991, pp. 199-201 e 487-491.

Rif. Bibliografico
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