CASTEL SANT’ANGELO - QUANDO STORIA, ARTE E ARCHEOLOGIA SI INTRECCIANO.
Parte 1. Prima Mausoleo e poi Castello
Pochi monumenti romani hanno una storia complessa e affascinante come quella di Castel Sant’Angelo, che si intreccia inestricabilmente con quella di Roma, dell’impero Romano e poi del Papato.
Il Mausoleo.
La sua costruzione coincise con uno dei momenti di massimo splendore e prosperità dell’impero romano. Le fonti antiche ci raccontano come e perché venne costruito dall’imperatore Adriano che era un maestro della propaganda imperiale e sapeva come costruire l’immagine di una nuova dinastia.
Adriano si propose come ideale continuatore di Augusto, perché come lui aveva posto fine alle guerre di conquista, aveva rafforzato i confini dell’impero, e poi aveva varato un ambizioso programma di costruzione o restauro di opere pubbliche.
Imitando l’esempio di Augusto, Adriano decise di costruire una nuova tomba dinastica imperiale quand’era ancora in vita, perché nel Mausoleo di Augusto non vi era posto per altre sepolture. La Sala delle Urne venne rivestita di marmi preziosi che sono scomparsi come gran parte della magnifica decorazione.
Anche nel Campo Marzio non vi era spazio sufficiente per un edificio di quelle dimensioni, quindi Adriano scelse i terreni imperiali degli Horti Domitiae, sulla sponda opposta del Tevere. Per raggiungerli costruì il Ponte Elio, che come vedremo fu anch’esso un crocevia della storia di Roma.
In epoca tardo antica e medievale il Mausoleo di Adriano conobbe la stessa sorte di molti altri monumenti dell’antichità romana. Venne depredato dei metalli, dei marmi e di tutti i materiali preziosi. Le descrizioni delle fonti antiche e rinascimentali, le ricerche d’archivio, i risultati degli scavi e le ricognizioni sul posto hanno permesso di ricostruire il suo aspetto antico, spogliandolo virtualmente delle aggiunte rinascimentali.
La sua forma a torre e la sua collocazione strategica in corrispondenza di uno dei principali accessi alla città di Roma ne fece un elemento chiave per il controllo della capitale. Fu così che il Mausoleo venne trasformato in Fortezza, che subì assedi sempre più frequenti e devastanti, come quello dei Goti del 537 d.C.
La guerra gotica (535–554) oppose l'Impero d'Oriente di Giustiniano agli Ostrogoti per il dominio dell'Italia. Nel 536 il generale Belisario occupò Roma, ma il re goto Vitige la cinse d'assedio dal febbraio 537 al marzo 538. Come narra Procopio, Belisario li mise in fuga gettando loro addosso grandi frammenti delle sculture antiche, fatte a pezzi per usarle come proiettili.
Da quel momento in poi il Mausoleo venne depredato di tutti i suoi marmi preziosi; il travertino ad esempio fu venduto dal Comune e adoperato per pavimentare le piazze di Roma; in pratica rimase in piedi solo il nucleo interno, che verrà inglobato nelle fortificazioni rinascimentali.
Il Castello
Durante il Rinascimento Castel Sant’Angelo subì enormi trasformazioni. Divenne al contempo inespugnabile fortezza e rifugio sicuro per i Papi, che chiamarono alcuni fra i più grandi artisti del Rinascimento a decorare i loro appartamenti. Quindi l’architettura militare si sposò con l’arte, perché i grandi architetti che se ne occuparono erano anche artisti eccelsi.
Ma al tempo stesso il Cinquecento segnò uno degli eventi più tragici della storia di Roma e dell’Italia: il Sacco dei Lanzichenecchi, le feroci fanterie mercenarie tedesche che nel 1527 si avventarono sulla città comandate da Carlo III di Borbone per conto del re Carlo V di Spagna.
Il Castello ebbe un ruolo chiave nella vicenda, perché il papa vi si rifugiò assieme a qualche migliaio di persone. Il saccheggio durò ben sette mesi: i mercenari tedeschi bruciarono documenti, distrussero opere d'arte e massacrarono la popolazione con ogni sorta di violenza.
Infine il Castello venne “espugnato“ con con la più classica delle armi: la fame. Finiti i viveri, papa Clemente VII fu costretto ad una resa disonorevole.
La seconda vita di Castel Sant'Angelo è quindi strettamente legata alla storia dell'arte italiana e rinascimentale, che rispecchia la continuità del potere e dei suoi simboli fra l'Impero romano e la Chiesa, fra l’imperatore Adriano e l’Arcangelo Michele, entrambi legati alla Luce dal punto di vista simbolico.
L’imperatore Adriano era raffigurato come Sol Invictus alla guida della Quadriga del Sole, la scultura in bronzo che si trovava in cima al Tempio del Mausoleo. L’Arcangelo Michele era l’Arcangelo della Luce, vittorioso sulle tenebre del Male, che fu posto in cima alla Torre costruita attorno all’antico tempio romano.